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È possibile applicare clausole contrattuali disapplicate?

Scritto da Dino Pusceddu on .

È possibile applicare clausole contrattuali disapplicate? In questi giorni in diversi enti della provincia pare prevalere questa soluzione “ponte” che prevede, nell’ipotesi in questione, la proroga dei precedenti contratti decentrati e l’applicazione degli istituti non più in vigore per tutto il 2018.

L’ipotesi, oltre che non utile ai fini pratici poiché gran parte delle trattative sono sempre state avviate dopo la pausa estiva, risulta anche impraticabile dal punto di vista giuridico e basta una veloce lettura del contratto appena sottoscritto per propendere verso questa interpretazione.

 

L’art. 2 dell’intesa stipulata in data 21 maggio 2018 prevede infatti al comma 2 che “gli istituti a carattere economico e normativo con carattere vincolato ed automatico sono applicati dalle amministrazioni entro trenta giorni dalla data di stipulazione di cui al comma 2” ovvero entro il 21 giugno. Quindi sulle modalità delle relazioni sindacali o sulle norme relative al lavoro supplementare e le sue maggiorazioni non ci sono dubbi sull’immediata applicabilità. Allora che cosa potrei prorogare del vecchio contratto nell’anno 2018?

Fino al momento di sottoscrizione del nuovo contratto nazionale hanno continuato ad applicarsi, per l’istituto dell’ultravigenza contrattuale, gli istituti precedentemente concordati nel decentrato sottoscritto per l’anno 2017. L’art. 4 del CCNL 22.1.2004 al comma 4 prevedeva che i contratti integrativi “conservano la loro efficacia fino alla stipulazione, presso ciascun ente, dei successivi contratti decentrati integrativi”. Ovvio che, a seguito dell’approvazione del nuovo contratto nazionale, tutti gli istituti previsti nel precedente CCDI che il nuovo contratto nazionale ha disapplicato non possono essere erogati in quanto non più vigenti.

Come evidenziato dal parere ARAN 1555 “(…) l’ARAN ha avuto modo di precisare che, nel caso di mancato rinnovo del CCDI, ai sensi dell’art.5, comma 4, del CCNL dell’1.4.1999, come modificato dall’art.4 del CCNL del 22.1.2004, il precedente CCDI continua a spiegare la sua efficacia fino alla stipulazione di quello successivo. Tuttavia, è stato evidenziato anche che il regime di prorogatio poteva, eventualmente, riguardate solo quegli istituti previsti e disciplinati (anche per ciò che riguarda l’entità dei compensi) direttamente dal CCNL vigente e che, quindi, potevano essere applicati in modo immediato ed automatico dal datore di lavoro (turno, reperibilità, ecc.).”

D'altronde se continuassimo ad applicare i precedenti istituti per tutto il 2018 garantendo l’ultravigenza contrattuale non potremmo mai introdurre le nuove indennità: continuando a pagare gli importi precedentemente concordati o si stipula un nuovo contratto all’inizio dell’anno o si conguagliano le indennità già retribuite. Il rischio è perpetuare sine die l’applicazione di istituti superati.

Lo stesso articolo 40, comma 3-quinques, dispone che, in caso di violazioni di limiti posti dalla legge o dal contratto nazionale, le clausole sono nulle e non possono essere applicate. Come ricordava anche Mario Ferrari in un articolo su Personale News n. 18/2012 (analizzando l’attuazione del D.Lgs. 150/2009 negli Enti Locali) relativamente all’applicabilità di clausole contrattuali nulle “non si tratta quindi di “sospensione” della clausole, né di disdetta del contratto, ma di mera disapplicazione. Di tale atto si dovrà dare informazione successiva alle organizzazioni sindacali e alla RSU.”

Ora appare quantomeno singolare che le Amministrazioni decidano di proporre l’applicazione di un contratto decentrato in palese contrasto con le norme contrattuali in essere. Potrei forse erogare il fondo del salario accessorio senza applicare quanto previsto dagli articoli 67 e seguenti del nuovo contratto? Appare quantomeno di dubbia legittimità l’applicazione di istituti non più in essere e che quindi porterebbero all’erogazione di indennità non più previste dal contratto nazionale o la distribuzione della performance senza l’applicazione della disciplina dell’art. 69. Insomma il dubbio che tale scelta possa inficiare l’erogazione delle risorse è alto.

Occorre ricordare che secondo la Corte dei Conti del Friuli (deliberazione n. 29/2018) la corretta gestione del fondo comprende tre fasi obbligatorie e sequenziali (la terza ed ultima fase consiste nella sottoscrizione del contratto decentrato annuale) e che solamente nel caso in cui nell’esercizio di riferimento siano adempiute correttamente tutte e tre le fasi, le risorse riferite al “Fondo” possono essere impegnate e liquidate.

Ma è possibile applicare gli istituti contrattuali per parte dell’anno e quindi fino alla data di sottoscrizione del contratto nazionale? La lettura del nuovo contratto non lascia spazi per l’interpretazione.

L’ultimo comma di ogni indennità del nuovo contratto recita che “La presente disciplina trova applicazione a far data dal primo contratto integrativo successivo alla stipulazione del presente CCNL”. Quindi l’unica modalità per poter continuare ad erogare le indennità precedentemente previste (e non disapplicate) potrebbe essere non sottoscrivendo alcunché con le ricadute sul salario accessorio che abbiamo già detto, con il dubbio che si possa continuare ad erogare indennità che non hanno più applicazione nel nuovo contratto (e quindi decadute) e comunque non permettendo l’erogazione dei nuovo istituti.

D'altronde ci siamo già trovati in situazioni simili in passato e l’interpretazione dell’ARAN è sempre in favore dell’applicazione del nuovo CCNL. Nel parere RAL 713, a seguito di una richiesta sull’applicazione dell’istituto sulla particolari responsabilità (precedente art. 17 c. 2 lettera i) CCNL 1.4.1999), l’Ente richiede all’Agenzia “E’ possibile, nell’ipotesi in cui il nuovo CCDI non venga stipulato entro l’anno 2004, che l’ente eroghi relativamente a tale anno indennità di particolari responsabilità (ad esempio, per le responsabilità connesse alle funzioni di ufficiale di anagrafe o di stato civile) secondo i limiti economici (fino a max 2.000.000 di lire) stabiliti nel CCDI ancora vigente nell’ente, sebbene gli stessi siano in contrasto con le nuove disposizioni in materia del CCNL 2002-2005, che prevedono uno specifico compenso per un valore annuo di 300 euro?”. L’ARAN risponde che “Naturalmente è sempre valido il principio secondo cui la disciplina dei contratti decentrati continua a trovare applicazione sino alla stipula del successivo CCDI (art.5, c.4 del CCNL 1.4.99). Tale principio, comunque, deve trovare applicazione secondo le consuete regole di correttezza e buona fede; non può essere invocato, quindi, nel caso in cui le nuove disposizioni del contratto collettivo nazionale siano di contenuto tale da imporre necessariamente una immediata e coerente regolazione della materia. In concreto, nel caso segnalato, non riteniamo possa essere erogato il previgente importo del compenso (superiore a 300 euro).

L’unica soluzione quindi è avviare tempestivamente le trattative e per questo abbiamo inviato a tutti gli enti la piattaforma per il rinnovo del contratto decentrato. Dopo dieci anni dalla stipula del precedente contratto nazionale non possiamo permetterci di prorogare ulteriormente l’applicazione di istituti attesi da troppo tempo e concordati tra le parti.

Per la Funzione Pubblica CGIL Bergamo

Dino Pusceddu