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RIFORMA DELLA P.A. – semplificazione e flessibilita’ nel turn over

Scritto da Gian Marco Brumana on .

Il decreto legge di riforma della pubblica amministrazione (D.L. 90 del 24 giugno 2014) prevede  una disciplina “semplificata e flessibile” in materia di assunzioni, in particolare per ciò che concerne,  il turn over.

E’ previsto, infatti, che le amministrazioni dello stato,,  le agenzie e gli enti pubblici non economici possano procedere: “per l’anno 2014, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell'anno precedente.”. Tale limite è elevato al 40% nel 2015, al 60% nel 2016,  all’80 % nel  2017 ed al 100% nel 2018.

 

Rispetto alla disciplina precedente il riferimento percentuale ora non è più al numero dei posti ma al valore complessivo della spesa del personale cessato nell’anno precedente.

E’ previsto, inoltre, che: “Ai Corpi di polizia, al Corpo dei vigili del fuoco ed al comparto della scuola si applica la normativa di settore.”.

Per gli enti di ricerca la cui spesa del personale non supera l’80% delle entrate correnti, il limite percentuale indicato in precedenza risulta pari al 50% per gli anni 2014 e 2015, per passare poi al 60% nel 2016, all’80% nel 2017 e al 100% nel 2018.

Il decreto prevede, anche, che, a decorrere dal 2014, le pubbliche amministrazioni sopra indicate possano cumulare le possibilità di assunzione a tempo indeterminato per un arco temporale non superiore a tre anni, ovviamente: “nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile.”

 

Cambia, anche, pressoché integralmente la disciplina delle assunzioni a tempo indeterminato per le regioni e gli enti locali soggetti al patto di stabilità interno. Infatti per gli anni 2014 e 2015 le regioni e gli enti locali sottoposti al patto di stabilità interno potranno procedere: “ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 60 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente.” Tale limite è fissato all’80% per cento negli anni 2016 e 2017 e al 100% a decorrere dall'anno 2018. Rimane inalterata la disciplina del turn over per gli enti non soggetti al patto di stabilità (comuni fino a 1.000 abitanti) ed il blocco completo del turn over per le province.

Viene, inoltre, confermato per regioni e comuni soggetti al patto di stabilità l’obbligo di riduzione della spesa del personale secondo la disciplina di cui ai commi 557, 557-bis e 557-ter della legge 296/2006, aggiungendovi: “in particolare l’obbligo, per gli enti la cui incidenza delle spese di personale è pari o superiore al 50 per cento delle spese correnti, di adottare graduali politiche di riduzione della predetta percentuale almeno entro il successivo quinquennio.” Non è chiaro, peraltro, se entro tale limite temporale la spesa del personale debba essere ricondotta comunque al citato limite del 50% e con quali conseguenze.

Come per le amministrazioni centrali e per gli enti di ricerca, anche per regioni ed enti locali, a decorrere dal 2014, è consentito, nel rispetto della programmazione del fabbisogno personale e di quella finanziaria e contabile, il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni, anche se, in questo caso, appare evidente la deroga, nell’eventuale anno di cumulo delle assunzioni, alla disciplina dell’obbligatoria riduzione della spesa di personale disposta dai commi 557, 557-bis e 557-ter della legge 296/2006.

Viene, peraltro, abrogato  l’’articolo 76, comma 7, del D.L. 112/2008, che,  negli ultimi anni, ha rappresentato la disciplina di riferimento in materia di assunzioni a tempo indeterminato per regioni ed enti locali e, più di recente, anche per le aziende speciali e le società dagli stessi controllate.

Le citate amministrazioni, con una disposizione che non brilla certo per chiarezza di contenuto, dovranno coordinare le “politiche assunzionali” delle aziende speciali e delle società partecipate al fine di garantire anche per tali soggetti una graduale riduzione della percentuale tra spese di personale e spese correnti.

Viene ribadito, infine, che i limiti in materia di assunzioni, non si applicano alle assunzioni relative alle categorie protette ai fini della copertura delle quote d’obbligo.

 

Questa in sintesi la disciplina contenuta nel decreto legge di riforma della P.A., che certamente solleva più di un interrogativo. Primo fra tutti quello relativo all’ affermazione del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, circa il fatto che le disposizioni che praticamente azzerano per il futuro l’istituto del trattenimento in servizio: “permettono di creare 15mila posti di lavoro”.

Ora non è ben chiaro come e in quanto tempo questi 15mila posti di lavoro dovrebbero essere creati (se in un anno, due …o, per assurdo, dieci). Quindicimila posti di lavoro che, in se non costituiscono certamente un numero significativo (circa lo 0,5% del totale dei dipendenti pubblici) e comunque rappresenterebbero, comunque, una percentuale delle cessazioni dal servizio dovute alla  nuova disciplina in materia di trattenimento in servizio. Numero di cui, peraltro, non v’è certezza considerata anche la necessaria procedura di mobilità volontaria e d’ufficio prevista dallo stesso decreto prima di qualsiasi assunzione a tempo indeterminato, i cui esiti non è possibile possano essere determinati a priori.

Significativa, inoltre, è la modifica introdotta in materia di assunzioni negli enti locali, non tanto perché spariscono le eccezioni previste dall’art. 76, comma 7, del D.L. 112/2008 per la polizia locale, i servizi culturali, i servizi sociali, ecc., quanto piuttosto perché anche in questo comparto viene previsto un regime transitorio per il turn over per giungere a regime nel 2018 con una possibile assunzione per ogni cessazione.

La precedente disciplina (art. 76, comma 7, del D.L.112 del 2008), considerato il turn over al 40% delle cessazioni senza alcuna scadenza, avrebbe semplicemente portato, in tempi diversi in base al rilievo delle cessazioni annuali, al progressivo azzeramento del personale comunale.

Nulla di nuovo, invece, per quanto riguarda il comparto sanità.